Gleyre,
Les illusions perdues
Gleyre,
Les illusions perdues, 1843 - Paris, Musèe du Louvre

la scuola di Gleyre


Da Gleyre lavoravano circa trenta allievi, che si preparavano per il concorso all'ammissione all'Ecole. Gleyre, che tutti gli imbrattatele, beninteso chiamavano "Glaire", era uno svizzero del cantone del Vaud.

Autore di un celebre quadro presimbolista, Le soir, o Les illusions perdues, era un pompier dal carattere conciliante, viitima degli scherzi dei suoi studenti.

Lo studio chiude la sua attività nel luglio 1864.

Gleyre vive da solo in una casa signorile delfaubourg Saint-Germain, al n. 94 di rue du Bac.

Il pittore Auguste Toulmouche, lontanissimo parente di Monet, risiede al n. 70 bis di rue Notre-Dame-des-Champs.

Per frequentare lo studio gli allievidevono versare 15 franchi per il "benvenuto" 30 franchi per la "cassa", nonchè 30 franchi per 3 mesi pagati in anticipo.

Lo studio apre verso le 8 del mattino, tutti i giorni lavorativi, ma solo 4 volte alla settimana nel periodo più rigido dell'inverno 1862-63. Verso mezzogiorno gli allievi mangiano per 15 soldi "il pasto dell'apprendista" una tazza di brodo con pane inzuppato ed una cotoletta. Nel pomeriggio nuova seduta di lavoro.

Il portone 50 bis ospita diversi studi, se ne contano sette, il tutto distribuito in diverse costruzioni, la maggior parte delle qualiha solo il piano terreno, separate dalla strada dal n. 70 suddivise nei cortili e nei piccoli giardini interni. Nel 1863 sei studi sono occupati da pittori,fr i quali Gerome è il più noto; tutti espongono al Salon, tre di loro con il titolo "allievo di M. Gleyre; fra questi c'è Toulmouche. Tutto pora a ritenere che "l'accademia Gleyre" occupi il settimo studio.

Frequentatori: RenoirMonetBazilleSisleyFranc-Lamy, Villa

Da Gleyre lavoravano circa trenta allievi, che si prepara-vano per il concorso di ammissione aU'Ecole. Gleyre, che tutti gli imbrattatele, beninteso, chiamavano «Glaire» (giocando sull'assonanza dclle due parole. «Glaire» significa «catarro»), era uno svizzero del cantone di Vaud. Autore di un cele-bre quadro presimbolista, Le soir, o Les illusions perdues, era un pompier dal carattere conciliante, vittima degli scherzi dei suoi studenti. Con la sua bonarieta si era fatto una fama di liberalismo che attirava presso di lui tutti i giovani innamorati dell'indipendenza. Contempo-raneamente a Renoir, furono suoi allievi, piu o meno a lungo, Monet, Bazille, Sisley e Franc-Lamy. In prece-denza, aveva offerto il suo insegnamento — si fa per dire, dato che in pratica non apriva quasi mai bocca! — a Gustave Moreau e a Puvis de Chavannes. Parlando di quei tempi con suo figlio Jean, Renoir diede particolari preziosi sullo studio Gleyre e sulla vita che vi si conduceva.

Questo brav'uomo dall'accento del Vaud, e non tede-sco come diceva Renoir, memore della sua giovinezza squattrinata, non voleva essere pagato per le sue lezioni. Gli allievi dovevano versare soltanto 15 franchi per il «benvenuto», ossia pagare da bere ai loro compagni, 30 franchi per gli attrezzi, altri 30 franchi per tre mesi di alloggio anticipate, e 10 franchi al mese per il modello. Lo studio, situate in rue Notre-Dame-des-Champs, rimane-va aperto dalle otto del mattino fino alla sera. Durante una breve sosta a mezzogiorno, gli allievi potevano ripo-sarsi e mangiare. Per 75 centesimi il cameriere dello studio serviva loro una scodella di brodo con pane raffermo inzuppato e una costoletta.

Burle di studio
Gleyre andava due volte alia settimana a correggere i lavori. Esigeva che i suoi allievi disegnassero e seguitassero a disegnare. Detestava il colore, e permetteva agli allievi di adoperarlo soltanto dopo parecchi mesi di copia dal vero e dai calchi. Renoir ricordava uno stanzone spoglio, zcppo di giovani chini sui loro cavalletti. Una vetrata po-sta a nord, secondo le regole, riversava una luce grigia-stra su un modello nudo — un uomo. Gleyre gli faceva indossare un paio di mutande, per non mettere in imbarazzo la clientela femminile. Seguivano il corso tre ragazze, tra cut una inglesina grassottella, dal viso coperto di efelidi. Ogni volta domandava che il modello si togliesse «i piccoli mutande». Gleyre, un uomo robusto, barbuto e misogino, rifiutava. L'inglesina allora chiese di parlargli in private e gli altri allievi affermavano di sapere cosa gli aveva detto: «Mister Gleyre, conosco la cosa. Ho uno amante». E Gleyre le avrebbe risposto: «Ma io tenco a gonzervare la glientela del faupurg Saint-Germain». Tra parentesi, osserviamo che Renoir prestava a Gleyre un accento tedesco, mentre lui era del Vaud, e nessun abi-tante del Vaud avrebbe mai parlato con un simile accento da vaudeville. Ma Jean Renoir, trascrivendo i discorsi di suo padre, per deferenza non aveva probabilmente voluto modificarli.

Renoir era inesauribile su Gleyre: gli aveva voluto bene quanto I'aveva contraddetto e fatto arrabbiare. Questo aneddoto e noto: Gleyre correggeva il suo allievo, dicendogli: «Ciofanotto, lei e molto apile, molto totato, ma si tirebbe che lei tipinge per difertimento».

«E' evidente» aveva risposto Renoir, «se non mi diver-tissi non dipingerei!...» Un'altra volta, per sfidare Gleyre, Renoir dipinse una bagnante molto classica, dall'epidermide ambrata, che spiccava su uno sfondo catramoso. Non cosi stupido, Gleyre capi I'intenzione: «Lei prente in ciro la cente!».

Insieme con Renoir lavoravano da Gleyre anche Bazille, Sisley e Monet — che stupiva i compagni con i suoi polsi-ni di pizzo. Monet, da parte sua non aveva nessuna simpatia per 1'autore di Illusions perdues e ha raccontato la seduta di correzione che lo convinse a lasciarne lo studio:

«...Si sedette, e, sistematosi comodamente, osservo con attenzione il dipinto. Lo vedo ancora voltarsi, inclinando con aria soddisfatta la testa seria, e lo sento dirmi sorridendo: "Niente male, nient'affatto male tutto questo, ma corrisponde troppo esattamente al modello. Lei ha qui un tipo tarchiato, con dei piedi enormi, e me li riproduce tali e quali. Questo e molto brutto. Rammenti, gio-vanotto, che quando si dipinge una figura, bisogna tener presente l'antichita. La natura, amico mio, va benissimo come elemento di studio, ma non ha alcun interesse"».

Disgustato da questo cieco attaccamento all'accademismo, poco dopo Monet disse ai suoi amici: «Filiamocene via di qua!». Le vacanze di Pasqua erano prossime e il gruppo di compagni ando a Barbizon a trovare i pittori che lavoravano en plein air. E il bello e che era stato lo stesso Gleyre a consigliar loro di andare a dipingere nella foresta di Fontainebleau.

L'intransigenza di Monet non era pienamente condivisa da Bazille e da Renoir, i quali lo accompagnarono a Barbizon — piu esattamente a Chailly-en-Biere — ma dopo le vacanze ritornarono nello studio. Molto piu tardi, Renoir avrebbe osservato che «se Gleyre non aveva insegnato niente ai futuri impressionisti, almeno li aveva lasciati in pace». In ogni caso Gleyre aveva insegnato loro a disegnare e le ricette tecniche indispensabili.

Feste 
La vita negli studi era allegra e lontana dalle grossolanita che all'Ecole erano moneta corrente. Le feste, i balli in costume, le commedie che si recitavano erano molto frequentati; gli stessi pontefici dell'Ecole non mancavano di parteciparvi. Nel 1861 Bazille recito una piccola parte in La Tour de Nesle; piu tardi Baudelaire, Duranty e Champfleury andarono ad assistere a una rappresentazione del Macbeth allestita dagli studenti.

Gleyre era spesso bersaglio di burle di studio, e Renoir ricordava la movimentata visita dell'ambasciatore d'Olanda, accompagnato dalla moglie e dalla figlia. L'ambasciatore desiderava che la figlia seguisse un corso di di-segno. Avvertiti della visita, gli allievi avevano appeso alle pareti anatomie maschili con attributi esageratamente ingranditi. Molto imbarazzato, Gleyre cercava, incollan-dosi ai muri, di nascondere ai suoi ospiti con la sua cororatura imponente i disegni osceni...

Poi c'erano i balli dello studio: d'inverno, una volta al mese, gli allievi e le modelle si  mettevano in costume, adoprando gli abiti smessi piu stravaganti. Fino al mattino si ballava il galop, la polka e la quadriglia con un ardore indiavolato. Con la bella stagione, alle feste si sostituivano le gite in campagna.

Tutto lo studio, trascinandosi dietro le modelle, prendeva il treno per una stazione in riva alia Senna, sulla linea Parigi-Saint-Germain. Ai giri in canotto e alle passeggiate seguivano baldorie nelle locande. I Goncourt riferiscono che spesso queste gite terminavano in tafferugli con gli abitanti dei villaggi.

Da Gleyre non esisteva una forma di goliardia, il «bizutage», che era la piaga degli studi all'Ecole des Beaux-Arts. Queste sedute, denunziate da Raffaelli e da Viollet-le-Duc, spesso odiose e feroci, erano una forma di sadi-smo collettivo. La pena piu benigna era il denudamento, che voleva umiliare la vittima mettendo in ridicolo i suoi particolari anatomici. Poi il «bizut» — la matricola — veniva «marcato»: gli dipingevano i testicoli di vermiglio o di bleu oltremare. Infine pagava da here e la cerimonia era terminata.

Finalmente ammesso, non gli restava che aspettare l'arrivo nello studio di un nuovo allievo per ripagarsi delle umiliazioni subite.

Purtroppo il giovane che voleva far camera come arti-sta doveva passare attraverso tutto questo. Ogni tentative fatto per sfuggire a simili riti assurdi cadeva nel vuo-to. Lo stesso Courbet, nonostante la sua personality e la sua «stazza», aveva dovuto rinunziare a dar vita a uno studio private. Alcuni allievi di Couture, disgustati del-1'insegnamento loro imposto gli avevano chiesto di apri-re uno studio. Senza farsi troppe illusioni, Courbet aveva acconsentito, aprendo uno studio in rue Notre-Dame-des-Champs. Al contrario del sistema dell'Ecole, non fa-ceva mai correzioni, ma lavorava in mezzo ai suoi allievi. II suo insegnamento consisteva nel conversare e fare ri-flessioni sull'arte e la pittura. Rifiutava i «gessi» e perfino il modello vivo, e voleva che i suoi discepoli disegnas-sero operai e contadini, cavalli e animali domestici.

Ma tutto questo era troppo rivoluzionario, e dovette chiudere il suo studio in capo a quattro mesi. I suoi allievi avevano capito che Courbet avrebbe fatto di loro dei fuorilegge… e non avevano ne la convinzione ne il temperamento dei futuri impressionisti.




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Les illusions perdues
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Les illusions perdues, 1843 - Paris, Musèe du Louvre