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Autoritratto
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Nadar
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BNF, Paris

la mostra del 1874


Nella primavera del 1874 un gruppo di giovani pittori sfida il salon ufficiale di Parigi e organizza una mostra in proprio. Se già questo rappresenta un gesto di rottura con le consuetudini, ancor più rivoluzionarie appaiono subito le opere esposte e tutt'altro che favorevoli le reazioni di pubblico e critica: gli artisti sono accusati di inventare una pittura deviante dalla tradizione con l'unico scopo di attirare l'attenzione o di farsi gioco della gente perbene. Ci vorranno anni di lotta durissima prima che i membri del piccolo gruppo riescano a convincere il pubblico della propria buona fede, per non dire del proprio talento.

Tra di loro ci sono Monet, Renoir, Pissarro, Degas, Cézanne, Berthe Morisot, artisti diversi non solo per doti e personalità ma anche, in certa misura, per assunti e propositi; tuttavia, nati press'a poco nella stessa decade, attraversano tutti esperienze analoghe e tutti si scontrano con la medesima opposizione. Accomunati, più o meno, dal caso, essi accettano il destino comune e finiscono per adottare la definizione di "impressionisti", coniata per dileggio da un giornalista in vena di ironia.

All'epoca della prima mostra collettiva, gli impressionisti non sono più alle prime armi: tutti oltre i trent'anni, da almeno quindici lavorano con fervido impegno, hanno studiato (o tentato di studiare) all'Ecole des BeauxArts, chiesto consiglio alla generazione più anziana, discusso e assimilato le diverse tendenze dell'arte del tempo; alcuni di loro hanno persino ottenuto qualche successo a diversi salon, prima della guerra franco-prussiana. Ma tutti rifiutano di seguire ciecamente i metodi dei riconosciuti maestri o pseudo-maestri del giorno, e desumono invece, dalla lezione del passato e del presente, idee nuove che consentono loro di elaborare un fare artistico tutto personale. Indipendenza, questa, che li mette ripetutamente in contrasto con la giuria reazionaria del salon e lascia loro, per entrare in contatto col vasto pubblico, una sola alternativa: esporre al di fuori delle mostre ufficiali.

La loro pittura, che gli sconcertati contemporanei giudicano una presa in giro, rappresenta in realtà l'erede legittima di tutto il lavoro pratico e teorico che l'ha preceduta. Se la mostra impressionista del 1874 inaugura una fase nuova nella storia dell'arte, essa non rappresenta quindi un'irruzione improvvisa di tendenze iconoclaste, ma il punto di arrivo di un processo lento e coerente.

Il movimento impressionista non si inaugura dunque nell'anno 1874. Debitore, nei principi teorici, di tutti i grandi artisti del passato, il movimento affonda inequivocabilmente le sue radici immediate nei vent'anni che precedono la storica mostra di quell'anno; vent'anni di formazione, durante i quali gli impressionisti si incontrano e impegnano idee e talento in un inedito approccio alla natura. Per delineare la storia dell'impressionismo bisognerà dunque cominciare dal periodo in cui prendono forma i suoi assunti principali: periodo che, dominato da artisti più anziani, come Ingres, Delacroix, Corot, Courbet, oltre che da varie tradizioni male intese, costituisce la sfondo sul quale la nuova generazione proiettò le sue eresie artistiche. Di qui l'importanza di quei primi anni in cui Monet (che non volle partecipare alla mostra collettiva), Monet, Renoir, Pissarro rifiutano di conformarsi ai propri insegnanti e imboccano una strada personale che li porterà all'impressionismo.

Questo sito segue la parabola dell'impressionismo dagli inizi al coronamento, nel 1874, dell'impegno collettivo, alle otto mostre successive organizzate dagli artisti; e si chiude virtualmente con l'anno 1886, quando l'ultima mostra del gruppo sancisce lo sbandamento degli antichi compagni e il loro abbandono, più o meno completo, dell'impressionismo.

John Rewald, La storia dell'impressionismo, 1976 Mondadori

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