Il Giardino delle Ninfee
Daniele Campo
Il Giardino delle Ninfee
2014, Giverny

Giverny


II giardiniere di Giverny

A partire dal 1883, cominciando ad affermarsi, e di conseguenza in condizioni economiche migliori, Claude Monet, come gli altri impressionisti, si allontana. In realta da molti anni non viveva piu a Parigi, dato che, dopo il periodo di Argenteuil era rimasto a Vetheuil per sette anni. Andò allora a stabilirsi a Giverny, un minuscolo villaggio prossimo alia confluenza dell'Epte con la Senna, in compagnia di Alice Hoschede che nel 1892, dopo la morte del marito, sarebbe diventata la sua seconda moglie. A Giverny andarono anche sei figli della donna e due dei suoi. Rimaneva cost nel luogo che amava dai tempi di Bennecourt, e vi trovava paesaggi simili a quelli di Vetheuil. Ormai aveva raggiunto il successo e Octave Mirbeau scriveva su «Le Figaro»: «Oggi il signor Claude Monet ha vinto l'odio, ha costretto l'ambiente al silenzio. E come si suol dire "arrivato". Se certi caparbi, per i quali l'arte e soltanto la resurrezione di forme congelate e di formule morte, discutono ancora sulle tendenze del suo talento, non discutono piu su questo talento che si e imposto da solo con la sua forza e il suo fascino, tanto intense da penetrare nel piu profondo delle sensazioni umane.

Alcuni collezionisti, che un tempo ridevano, si sentono onorati di possedere qualche suo quadro; e tra i pittori una volta piu accaniti nel ridere di lui, alcuni si accaniscono nel tentative d'imitarlo». Queste righe, pubblicate dal giornale su cui l'orrendo Albert Wolff continuava a sciorinare la sua prosa, dimostrano chiaramente il successo di Monet e dei suoi amici solo dieci anni dopo la prima esposizione in casa di Nadar.

Con l'arrivo del denaro Monet sistemò e ingrandi la sua casa. Da principio era in affitto, poi net 1890 la compero e fece costruire nel giardino vari studi di cui uno, molto vasto, fu utilizzato nel 1911 quando si dedicò alle grandi decorazioni dell'Orangerie, basate sugli studi delle Nympheas. Questo periodo di Giverny, che copre quasi mezzo secolo, si pone sotto il segno delle Nympheas. Per venticinque anni Monet, chino sull'acqua del suo laghetto, moltiplico gli studi delle ninfee, delle piante acquatiche, dei salici piangenti. II periodo era stato preceduto dalle grandi serie delle Cattedrali di Rouen, dei Pioppi e infine dei Covoni; dopo di che il pittore si diede alle ninfee.

In questo lungo arco di tempo a Giverny, Monet pote soddisfare una passione non meno dominante della ricerca delle trasformazioni della luce: il giardinaggio. Si era sempre interessato di orticoltura. A Saint-Michel (Bougival), ad Argenteuil e a Vetheuil, a dispetto della sua povertà, era sempre riuscito a creare qualche giardino dove i fiori crescevano a bizzeffe. A Giverny fu la follia; ma una follia notevolmente ragionata. II giardino che si costruì, di verso secondo Ie stagioni, era accuratamente pianificato. Prima di tutto comincio a sistemare Ie vicinanze della casa, tagliando gli abeti rossi e i cipressi di un viale che giudicava triste, per conservarne soltanto i tronchi, intorno ai quali vennero ad avvolgersi rosai rampicanti che presto si congiunsero sopra il viale, dal cancello d'ingresso alia casa, formando un meraviglioso pergolato multicolore. In seguito, morti gli alberi, li sostitui con archetti metallici che scomparivano nascosti sotto i fiori. Detestando le pesanti aiuole variopinte, simili a pezzi prefabbricati, di cui i borghesi amavano cospargere i loro prati, fece piantare in bordure spesse e folte iris, peonie, phlox, delphinium, astri, gladioli, dalie, crisantemi e varie piante a bulbo, che spiccavano in uno stupendo mosaico sul verde dei prati all'inglese. Evidentemente il suo occhio esercitato sapeva mescolare con gusto Ie tinte dei fiori, per ottenere accordi, contrasti e passaggi.


II laghetto delle ninfee

Dopo di che, non essendo piu a corto di denaro, comperò, dalla parte opposta della strada che limitava il suo giardino, un vasto terreno paludoso e lo fece bonificare. Poi, deviando un ramo dell'Epte, se ne servi per alimentare un laghetto di forma irregolare, sul quale fece gettare un ponticello di stile giapponese dove glicini viola e bianchi vennero a sospendere i loro olezzanti drappeggi. Nel laghetto furono piantate ninfee di varie qualita, e intorno all'acqua bordure di iris, di ranuncolacee e sagittarie. J.-P. Hoschede, suo figliastro, nel suo libro dedicate a Claude Monet, ce mal connu, osserva che il pittore ricercava l'effetto piu che la rarità. Effetto nel particolare e nell'insieme. Amava rinnovare spesso il suo giardino, percio consultava assiduamente i cataloghi dei coltivatori e ordinava di continuo nuove pianticelle. Per tenersi meglio informato, invitava alia sua tavola gli orticoltori piu importanti e aveva rapporti continui con Georges Truffaut, diventato suo amico. Per quanto costosa, questa passione che richiedeva cinque giardinieri fissi si rivelò proficua quando Monet si mise a dipingere le ninfee del suo laghetto. Ne avrebbe tratto centinaia di studi e di tele compiute che senza dubbio sono quanto vi e di piu am-mirato nella sua opera, anche perchè moltissimi di questi quadri, dipinti quando un glaucoma minacciava la sua vista, hanno un carattere che si avvicina all'informale. Proprio queste opere, testimonianza di una vista danneg-giata, hanno spinto il critico americano Alfred Barr Jr. che Ie ha analizzate, a considerare Monet come uno dei precursor! dell'astrattismo informale. C'e da dubitare che tale fosse 1'intento del maestro delle ninfee; tanto piu che, guarito dopo un'operazione, aveva ritrovato quella finezza di analisi che faceva dire a Odilon Redon, in tono critico e ammirativo al tempo stesso: «Monet non ha che un occhio, ma che occhio!».

Dopo la guerra i collezionisti, cadendo nelle panie dell'astrattismo, si sono contesi questi dipinti, che Michel Monet lasciava marcire nello studio di Giverny, con i vetri rotti dai bombardieri americani durante i combattimenti della Liberazione, e che nessuno voleva.
 

Seguite la guida!

II giardino di Claude Monet, restaurato dopo un lungo abbandono grazie ai contributi di donatori francesi e americani, era gia celebre all'inizio del secolo. Georges Clemenceau, che aveva conosciuto il pittore nel periodo del Guerbois e aveva una casa di campagna nelle vicinanze di Giverny, ne era a tal punto entusiasta che gli dedico un opuscolo. «Il giardino di Claude Monet» scrive, «fa parte della sua opera in quanto concretizza il fascino di un adattamento della natura ai lavori pittorici sulla luce. Un'estensione dell'atelier en plein air, con tavolozze di colore sparse dappertutto a profusione per la ginnastica dell'occhio, attraverso bramosie di vibrazioni da cui una retina febbrile aspetta gioie mai appagate.»

Chi avrebbe potuto immaginare che l'artiglio del «Tigre» fosse a tal punto influenzato dallo stile «fine secolo»? Montesquieu e Jean Lorrain messi insieme non avrebbero saputo fare di meglio! I due si volevano bene, fa parte della leggenda, com'e leggendaria 1'oleografia di Epinal inventata da Sacha Guitry, in cui si rappresenta l'uomo di Stato che l'11 novembre 1918 si precipita a Giverny per annunziare a Monet la vittoria! Che bel quadretto! La scena in realta si svolse una settimana dopo, il 18 novembre, e Clemenceau non ando a Giverny per annunziare ai suo amico che la guerra era finita (come avevano gia fatto le campane del villaggio, rispondendo alle campane della Francia intera) ma per dirgli che lo Stato accettava Ie decorazioni delle Nympheas. Era una vittoria anche questa, dato che l'amministrazione delle Belle Arti, ancora dominata dagli ultimi pompiers del Salon e dell'Institut, continuava ad opporsi. Quel giorno, congedandosi, Clemenceau chiese al suo amico: «E adesso, che cosa potremmo fare?» «Ebbene» fu la risposta di Claude Monet, «ci occupe-emo immediatamente del monumento a Cezanne!». Una frase che cancellava con un solo colpo di spugna Ie mille beghe meschine che avevano diviso tanto a lungo gli impressionisti.


Dove dormire: Le Moulin des Chennevières
La gentilezza e severità della Signora Stephanie si riflette ampiamente sulla conduzione del mulino. La capacità di accogliere gli ospiti nella sua casa è dovuta ad una esperienza globale, che comprende anche delle cene su richiesta. Giardini con giochi d'acqua che comprendono il meccanismo tutt'ora funzionante di un antico mulino che da il nome alla struttura. Camere arredate con cura, bagni con impianti doccia o vasche un po' antipatiche da usare senza bagnare il pavimento. E poi una colazione impeccabile preparata con passione. Un bonus per i numerosi animali esotici che fanno parte del giardino: non scriviamo quali per non rovinare la sorpresa.


L'alternativa valida: Le coin des artistes

Dove cenare: Hotel Baudy
Si chiama Hotel, ma attualmente è una simpatica hosteria, particolarmente piacevole quando il tempo vi permette di mangiare all'aperto. Di sera Giverny si svuota quasi completamente e tutti quelli che decidono di pernottare sul posto nelle varie proposte di chambres d'hotes si ritrovano per cena all'Hotel Baudy che all'epoca era l'albergo di riferimento per tutti quelli che venivano a trovare il Maestro, soprattutoo gli impressionisti americani con Sargent in testa. Gli interni ed esterni dell'Hotel Baudy sono perfettamente conservati.

Il Giardino delle Ninfee
Daniele Campo
Il Giardino delle Ninfee
2014, Giverny