Il mercato a Sainte-Catherine, Honfleur
Jongkind
Il mercato a Sainte-Catherine, Honfleur
The Market At Sainte - Catherine, Honfleur , 1865, Collezione privata

Honfleur


Le meraviglie del cielo e dell'acqua

Prima di conoscere Barbizon, ma anche nello stesso pe-riodo, poiche i soggiorni nei due luoghi si alternavano, C'era stato Honfleur. Honfleur, di cui era nativo Boudin — suo padre comandava il battello che collegava il piccolo porto della Normandia a Le Havre e a Rouen — il quale lo aveva fatto conoscere a Claude Monet, il pro-mettente ragazzino incontrato a Le Havre prima della sua partenza per Parigi. Monet, uscendo dall'adolescen-za, scopri a Honfleur le meraviglie del cielo e dell'acqua, sotto le sfumature screziate della luce. Ancora prima di conoscere Barbizon, era stato convertito alia pittura en plein air dall'esempio di Boudin, che Corot in quel momento aveva battezzato il «re dei cieli». Questa forma-zione iniziale spiega la sua resistenza alPinsegnamento di Gleyre e le sue prevenzioni contro l'Ecole des Beaux-Arts.

Monet sarebbe ritornato a Honfleur dopo il servizio militare in Algeria, in un reggimento di zuavi. Un ultimo particolare riguardante il suo periodo di ferma: questo ragazzo piuttosto viziato dai suoi (e soprattutto dalla zia), edonista ed egocentrico, apprezzo il tempo passato nell'esercito e fino alia morte avrebbe rievocato con nostalgia la luce sfolgorante dell'Africa.

Honfleur, patria di Alphonse Allais e di Erik Satie, che sarebbe diventato molto prima di Saint-Tropez il porto di attracco dei pittori, era stato scoperto dai ro-mantici. A partire dai 1820, li erano stati visti Isabey e Paul Huet. Poi Corot, Courbet (che vi aveva attirato Baudelaire), Diaz e Jongkind. Quest'ultimo aveva preso la cittadinanza di Honfleur. Abitava in una casetta con la struttura portante di legno in rue du Puits, con la sua amante, madame Fesser, e andava a ubriacarsi con i pe-scatori di gamberi. Alternando perennemente una bevuta di sidro a una di calvados, si recava sul posto, con l'andatura ondeggiante del lupo di mare, in un bizzarro abbigliamento: redingote, zoccoli e cappello di paglia da mietitore. Tuttavia il periodo di Honfleur rimane il più riuscito nella sua opera. Gli acquerelli, molto diluiti, eseguiti lungo la «C6te de Grace», rivelano fino a qual punto sia stato il precursore degli impressionisti, ancor piu di Boudin.

Monet, Boudin e lui formavano un allegro trio che durante le giornate di pioggia trascorreva ore interminabili giocando a domino nei bar dell'albergo Cheval blanc, sul porto. Da li la vista era stupenda e Monet, per lavorare piu comodamente, nei 1866 prese una stanza nelPalber-go. Dalla sua finestra poteva vedere tutto il porto e l'estuario.


Alia fattoria di Saint-Simeon

Due anni prima Monet aveva trascinato Bazille a Honfleur, di cui non finiva di vantare le possibility pittoriche. Anche questo fu un periodo felice, come testimonia una lettera di Bazille alia famiglia: «In questo momento a Honfleur siamo in parecchi. Oltre ad alcuni pessimi pittori, un mucchio di buffoni, abbiamo un gruppetto piacevolissimo. Ci sono Boudin e Jongkind, ci mtendiamo a meraviglia, e non ci lasciamo mai...». E piu oltre, dando particolari sulla vita quotidiana: «Abitiamo nella stessa Honfleur, presso un fornaio che ci ha affittato due camerette, e mangiamo alia fattoria di Saint-Simeon situata un po' piu in alto di Honfleur, e li lavoriamo e passiamo Ie nostre giornate (...). Mi aizo alle cinque tutte Ie mattine e dipingo tutta la giornata fino alle otto di sera».

Diventata oggi una locanda di gran lusso, la fattoria di Saint-Simeon, dipinta da Corot, era allora una vera fattoria tenuta dalla mere Toutain e da sua figlia. Dal portico la vista era stupenda: 1'estuario della Senna e, in lontananza. Ie case di Le Havre e la scogliera di Sainte-Adresse. Oggi questa vista e rovinata; i fumi di un complesso petrolchimico la offuscano costantemente.

La mère Toutain accettava soltanto pochi pensionati fissi e quasi tutti i pittori si limitavano a mangiare lì. II vitto, a base di pesce, crostacei, pollame, panna e lattici-ni, era gustoso. Si era ben lontani dalla frugalità della locanda Ganne. Senza dubbio Monet prese li le abitudini alimentari che avrebbero fatto di lui, dopo Delacroix e prima di Toulouse-Lautrec, il pittore piu versato in gastronomia.


«La testa mi scoppia!»

Come la foresta di Fontainebleau, 1'estuario della Senna e la «C6te de Grace» erano brulicanti di pittori. Al seguito di Monet vi giunsero Renoir, Sisley e Whistler. Di tutti Monet fu il piu fanatico di Honfleur. Nel 1864, giuntovi alia fine della primavera, vi si sarebbe trattenuto fino all'avvicinarsi del Natale; il paesaggio autunnale lo inebriava: «0gni giorno scopro cose piu belle, c'e da diventar pazzi» scriveva a Bazille, ripartito per Montpellier. «Ho una tal voglia di dipingere tutto che la testa mi scoppia.»

Poi ritornò a Parigi, lasciando una volta di piu un ben nutrito conto da pagare alia mere Toutain. Per fortuna non dovette cederle i suoi quadri in pegno, perche la fattoressa albergatrice si fidava di lui. A poco a poco Monet riusci a sdebitarsi, grazie alle ordinazioni del signer Gaudibert, un collezionista di Le Havre che fu per lui un vero san Bernardo.

Le giornate di Honfleur e della fattoria di Saint-Simeon avrebbero lasciato un ricordo incancellabile nella memoria dei pittori, e Boudin, verso la fine della sua vita, scriveva a un amico rievocandone il profumo, in un tono ingenuamente lirico: «0h, Saint-Simeon! che bella leggenda si potrebbe scrivere su questa locanda!

Quanta gente, quanti artisti vi sono passati al mio seguito. Francois (un pittore "contadino", ex contabile alia "Revue des Deux Mondes" di cui Baudelaire diceva: "E un Corot meno ingenue, piu astuto"), che vi condussi un giorno in compagnia di Gustave Mathieu, il poeta, mio vecchio amico (...). II maestro dei maestri Harpignies (...). Vi portai anche Troyon e van Marck a pranzare bevendo sidro (...). Quasi dimenticavo di citare Claude Monet, mio allievo. Quante partite ai birilli ho fatto la con Diaz, un altro tipo in gamba, che sapeva lanciare la palla con braccio energico e abbattere alia svelta tutti i birilli».

Giorni di felicita, giorni di giovinezza, in cui i problemi metafisici non sfioravano gli artisti, attenti soltanto a riprodurre sulla tela il loro abbagliato stupore.

Il mercato a Sainte-Catherine, Honfleur
Jongkind
Il mercato a Sainte-Catherine, Honfleur
The Market At Sainte - Catherine, Honfleur , 1865, Collezione privata