Montgeron


Proprietario dei magazzini «Au Gagne Petit», precursori dei nostri grandi magazzini, figlio di un grande mercante di tessuti e marito di una bella donna di sette anni pm giovane sposata per amore, ma che gli aveva portato in dote 400.000 franchi e un castello a Montgeron nelle vici-nanze di Parigi, Ernest Hoschede era un uomo d'affari, tipico rappresentante della societa un po' corrotta e gaudente del Secondo Impero. Uomo di grande successo, viveva nel lusso e organizzava un treno speciale per tra-sportare a Montgeron gli artisti e gli uomini di lettere che invitava.

Claude Monet lo conobbe ncl 1874,1'anno dell'esposizione da Nadar. Hoschede, che apprezzava la sua pittura, gli ordino una serie di dccorazioni per il suo castello. Fu 1'inizio di una stretta amicizia, tanto stretta che avrebbe finito per render cornuto Hoschede. Ma nonostante i suoi mczzi, come uomo d'affari Hoschede era mediocre: non seppe resistere alia crisi, e dopo diversi capitomboli, nel 1877 falli. Doveva due milioni ai suoi creditori, e fu costretto a vendere la sua collezione, composta di dodici Monet, cinque Manet, tredici Sisley, nove Pissarro... A causa della situazione economica, i risultati delFasta furono disastrosi, sia per il venditore, sia per gli artisti. «Questa vendita mi ha ucciso!» si lamentava Pissarro. Tuttavia, a dispetto di cio, colmando Ie brecce dei suoi affari Hoschede riusci a stabilizzare la propria situazione per qualche tempo e riprese a comprare quadri degli impressionisti, sebbene su scala più modesta.

Molto occupato a salvare il salvabile, era sempre a Parigi, e lasciava sua moglie sola a Montgeron con Claude Monet, che stava portando a termine Ie sue decorazioni. Cost, successe quello che doveva succedere: Alice Hoschede trovo nel pittore Ie consolazioni che il marito non Ie dava piu. Si venne a creare una situazione quasi da vaudeville quando Alice, senza pensare affatto al divorzio, anzi badando a salvare le apparenze, ando a vivere con la famiglia di Monet, portando con se i suoi sei bambini... il cui mantenimento, infine, ricadde sul pittore. Dopo la morte di Camille rimase sola a Vetheuil con Monet, dove s'insedio come padrona di casa, sebbene i due amanti — sempre Ie apparenze! — si dessero del «signore» e «signora». Ernest Hoschede, che si era ritrasformato in giornalista, impiego tre anni per accorgersi dell'ambiguita della propria situazione coniugale, e domando alla moglie di ritornare a Parigi per vivere con lui. Dopo aver tergiversate, Alice rimase con Monet. Con il trascorrere degli anni, mentre affondava nella cellulite, Alice si andava tramutando anche in una specie di mantide religiosa divoratrice e aggressiva, portando spesso il pittore sull'orlo della depressione. Ogni sera, quando Monet soggiornava a Belle-Ile o a Bordighera, doveva trascorrere ore scrivendo alia sua Dulcinea dopo una giornata di lavoro: Alice pretendeva una lettera al giorno. Tutto si regolarizzo con la morte di Hoschede nel 1891 — Alice, sempre per salvare Ie apparenze, era andata ad assistere il marito negli ultimi momenti — e i vecchi amanti poterono, dopo qualche mese, convolare finalmente a nozze. Quando nel 1911 Alice a sua volta mori, sua figlia Blanche, vedova di Jean Monet, figlio di Camille.