La Grenouilliere
Renoir
La Grenouilliere


Chatou


In un'epoca in cui i mezzi di trasporto scarseggiavano, questa regione della vallata della Senna, servita dalla ferrovia Parigi-Saint-Germain, era brulicante di parigini che, fin dalla primavera, vi andavano a fare il bagno, a praticare il canottaggio, a pranzare sull'erba o a far bisboccia nelle taverne sugli argini del fiume. Chatou, Bougival e Croissy, di fronte, godevano delle preferenze del pubblico. Nelle domeniche d'estate le isole e le rive del fiume erano affoliate di gente.

Due locali furono particolarmente di moda. Uno, La Grenouilliere, situate davanti all'isola di Croissy, su un braccio morto della Senna; l'altro il ristorante Fournaise, sull'isola, ma vicinissimo al ponte di Chatou, sono entrati nella storia dell'impressionismo.

La Grenouilliere era un caffe galleggiante, sistemato su un pontone ormeggiato nel ramo piccolo della Senna. Era collegato all'isola da una doppia passerella che posava su un minuscolo isolotto, battezzato il "vaso di fiori" o il "camembert", secondo i gusti. I Goncourt, Zola e Maupassant hanno descritto questo posticino incantevole, tipico del clima disteso e felice che regnava alia fine del Secondo Impero.

Maupassant, soprattutto, fu colpito dall'atmosfera di gaiezza della GrenouiIIiere. In uno dei suoi racconti pubblicati insieme con La maison Tellier. La femme de Paul, descrive in modo preciso le «flotte di iole, skif, sandolini, canotti, imbarcazioni di ogni forma e di ogni genere [che] filavano sull'onda immobile, incrociandosi, mescolandosi, abbordandosi, fermandosi improvvisamente con una scossa delle braccia, per poi lanciarsi di nuovo, grazie a una brusca tensione dei muscoli, e scivolar via vivacemente come lunghi pesci gialli e rossi».

Il mondo di Maupassant
«La Grenouilliere» si era fatta un nome attirando Ie belle ragazze facili. Ie «pollastrelle» che accompagnavano i piccoli malfattori e gli zerbinotti di periferia. Ma esse vi andavano anche da sole in caccia di clienti, che adescavano con il loro abbigliamento ardito e chiassoso. «Donne e ragazze coi capelli gialli, coi seni smisuratamente grossi e i fianchi abbondanti, il viso impiastrato di belletto, gli occhi bistrati. Ie labbra sanguinolente, strette e fasciate in vestiti stravaganti, trascinavano sull'erbetta fresca il chiassoso cattivo gusto dei loro abbigliamenti; ed al loro fianco c'erano giovanotti ridicolmente addobbati secondo i figurini della moda, coi guanti gialli chiari, gli stivaletti di coppale, i frustini sottili come fili e i monocoli che accrescevano la grullaggine del loro sorriso.»

Ma questo era soltanto uno degli aspetti della Grenouilliere. Ce n'era un altro più sano, piu virile, più simpatico, quello degli sportivi. Li si davano appuntamento giovanotti abbronzati in canottiera, calzoni bianchi e cappello di paglia, che si chiamavano sul fiume, lanciandosi sfide gioiose, o accompagnavano in una gita piacevole una compagna vestita di chiaro, seduta in fondo alia barchetta, al riparo di un parasole multicolore. «Di tanto in tanto il canotto, preso dalla pigrizia, si abbandonava alia corrente. E pian piano (...), si estendevano le due sponde la vegetazione punteggiata di ombre, i boschetti traversali da una striscia d'erba, usata nelle passeggiate domenicali; Ie barche dai colori vivaci, immerse nell'acqua tremula, i riflessi cangianti creati dai canotti attraccati, gli argini pieni di luce. Le rive animate da chiatte di lavandaie, barconi da sabbia, carretti tirati da cavalli bianchi.

«Spesso, nelle piccole insenature erbose, nei punti di frescura sotto i salici, in un folto prato in riva all'acqua, l'equipaggio si disperdeva, la gente si sparpagliava per lasciar passare la pesantezza della calura in una di queste sieste scollacciate: di un gruppetto disteso sotto gli alberi, allungato all'ombra dei rami, non si vedeva più che un pezzo di cappello di paglia, l'orlo di un giubbotto rosso, il volant di una gonna...» Una visione tipicamente impressionista.

II tandem Monet-Renoir
Tutta questa brava gente si ritrovava, alia sera, sul pontone illuminate da lampioncini colorati che si riflettevano nell'acqua. Allora incominciava la festa! Un'orchestrina di cinque strumenti suonava valzer, galop, quadriglie. «Si ballava: le coppie, a faccia a faccia, saltellavano a tutt'andare buttando le gambe in aria e facendole arrivare fino al naso del proprio compagno.

«Le femmine ancheggiando schizzavano di qua e di la, fra un turbinio di gonnelle che metteva in mostra la loro biancheria. I loro piedi arrivavano con sorprendente facilita più su della testa; e dondolavano le pance  sculettavano, scuotevano i seni, spandendo intorno un forte odore di sudore femminile. «Siccome il caffe galleggiante era ricoperto soltanto da un tetto, e non c'era nessun assito che lo dividesse dall'esterno, il disordinato ballo si svolgeva al cospetto della notte tranquilla e del firmamento impolverato di stelle».

Fu questo il tempo in cui Monet e Renoir, l'uno di fianco all'altro, dipinsero soggetti identici, in uno stile simile, o almeno molto vicino. Occorre un occhio molto esercitato sulla loro maniera per dare a certi quadri, a colpo sicuro, un nome piuttosto dell'altro. Questi dipinti appartengono, nella completa accezione della parola, all'impressionismo. Vi si trovano riunite tutte Ie caratteristiche del movimento: studio dell'acqua e dei riflessi, colore delle ombre, trasparenze, riverberi cangianti, divisione della pennellata, uso di una tavolozza chiara, limitata ai tre colori fondamentali e ai tre complementari.

Ma la cosa meravigliosa e sbalorditiva, si sarebbe tentati di scriverlo, è questa: mentre elaboravano questa pittura tutta gioia di vivere, Monet e Renoir attraversavano un periodo particolarmente duro. Giorni difficili per Renoir, che aveva dovuto rifugiarsi nella dimora familiare durante restate e giorni di fame per Monet, che non riceveva più sussidi dalla sua famiglia e non vendeva nulla. Riusci a mantenere Camille e il bambino soltanto moltiplicando le richieste di soccorso. Richieste che non sempre trovavano risposta, e fu Renoir quello che piu volte sfamò i genitori e il piccolo, portando loro gli avanzi di casa sua. In una lettera a Bazille, Renoir accenna a questa deplorevole situazione: «Abito dai miei genitori ma sono quasi sempre da Monet dove, tra parentesi le cose vanno piuttosto male. Non si mangia tutti i giorni in casa sua». Che bisboccia quando, la domenica, portava agli affamati un coniglio sottratto alia conigliera della madre!

Tutto questo continuò per l'intero inverno. Con il ritorno di Renoir a Parigi, a Monet non restò altra risorsa che andar a chiedere da mangiare a Pissarro, un altro povero, che abitava anche lui a Louveciennes.

La Grenouilliere
Renoir
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