La Locanda Ganne
Barbizon
La Locanda Ganne
Manette Salomon


Barbizon


«Filiamocene via di qui!...» aveva proposto Monet ai suoi compagni dello studio Gleyre, nella primavera del 1863. La Pasqua si avvicinava: approfittando delle vacanze, il gruppetto, vale a dire Monet, Bazille e Renoir, ricordando i discorsi del maestro del cantone di Vaud, parti per Barbizon, o piu esattamente per la foresta di Fontainebleau.

Non si puo dire che quei giovani andassero a fare una scoperta: i luoghi erano gia molto frequentati. Fin dai tempi di Luigi XV i pittori avevano cominciato ad esplorare l'immensa foresta, terreno di caccia favorite dei re di Francia da san Luigi in poi, alia ricerca di siti pittoreschi nella piana di Chailly, Ie forre di Franchard o Ie radure di Bois-Preau, per ambientarvi Ie loro scene di caccia. Ancora non si parlava di dipingere un paesaggio per se stesso. Questa moda sarcbbe cominciata soltanto con i romantici, tra il 1820 e il 1830. Nel 1821, un ex allievo di David, il pittore Stamati Bulgari, convertito alia natura — che eresia! — descriveva in termini umoristici il vestiario di un pittore delta foresta:1 «Il suo abbigliamento aveva qualcosa di bizzarre e di curioso: un gran cappello abbassato gli ombreggiava la fronte e ne copriva i lunghi capelli; un camice di tela grigia gli serviva da giaccca e per pulire i pennelli; ghette dello stesso tessuto scarponi chiodati gli proteggevano Ie gambe gracili e i piedi delicati; in una vecchia cintura variopinta erano infilati bastoni del suo seggiolino da campo; in una mano teneva una gran tela da dipingere, nell'altra una picca, cui fissare il parasole al momento di mettersi a dipingere. Sulla schiena, in una specie di zaino, portava una scatola di colon e un cavalletto».

Qualche anno dopo, questo bizzarro modo di vestire non avrebbe avuto piu nulla di eccezionale ne d'insolito: la foresta brulicava alia lettera di pittori. Sui trecento abitanti di Barbizon nel 1872, si contavano centoquarantasette contadini e cento pittori!... Cio che aveva attirato questi ultimi, secondo i Goncourt, quali fecero minuziose indagini sul posto per ambientarvi certi episodi di Manette Salomon, era un clima pittoresco da operetta. Il villaggio, in realta una frazione di Chailly-en-Biere, si-tuato a due chilometri di distanza, si estendeva per mille metri lungo una strada sabbiosa, segnata dai profondi solchi prodotti dai pesanti carri dei taglialegna. Le abitazioni, per lo piu casette di campagna, erano perpendicolari alia strada.

Negli aiti muri che le circondavano, fatti di un impasto di terra e paglia, si aprivano porte carraie che davano accesso a corti ingombre di carretti e arnesi agricoli. II tradizionale mucchio di letame si drizzava come un iceberg in mezzo a laghi di colaticcio. Polli e anatre sguazzavano in quel magma, alia ricerca di vermi. Era pittoresco, campagnolo, bucolico quanto si poteva desiderare; ecologico, si direbbe oggi.

Per raggiungere quel verde paradiso, chiuso su tre lati dalle foreste di grandi alberi — il quarto lato si apriva sulla pianura di Chailly, la pianura de L'AngeluSy con al centre l'aguzzo campanile dipinto da Millet bisognava, prima del 1849, prendere la diligenza a Melun: la vettura pubblica percorreva gli undici chilometri in un'ora. Spesso Renoir, che non aveva i soldi per pagarsi ne il treno ne la diligenza, veniva da Parigi a piedi, con il suo equipaggiamento sulla schiena: 58 chilometri che faceva in due tappe. Di notte, dormiva in un fienile o in una stalla.

I pittori che avrebbero costituito la Scuola di Barbizon vi arrivarono tra il 1840 e il 1850. II primo metter radici nel paese fu senza dubbio Theodore Rousseau, seguito presto da Millet e Charles Jacque, i quali nel 1849 andarono a rifugiarsi la per sfuggire al colera che infuriava a Parigi. Arrivarono poi Diaz, Troyon, Daubigny, Corot e Courbet. E vi giunsero anche alcuni pittori che in quel posto non avevano proprio nulla da fare, come Carolus-Duran — che era in viaggio di nozze, a dire il vero Gerome e Couture. Senza dubbio volevano informarsi sulle teorie di questi pittori della natura, Ie cui opere cominciavano a essere apprezzate da certi collezionisti. Inutile dire che questo a loro non andava giu!

Da notare che i pittori di Barbizon non dipingevano esclusivamente all'aperto: dopo aver fatto dal vero disegni, bozzetti e schizzi, eseguivano poi il quadro in studio elaborando i soggetti in un modo che spesso sacrificava il realismo al pittoresco. Tuttavia certi effetti di luce — il temporale, il crepuscolo erano osservati bene. Renoir se ne sarebbe reso conto molto presto: «Rousseau mi sbalordiva, e anche Daubigny» raccontò a suo figlio. «Ma ho capito subito che il grande era Corot — lui non accomodava mai Ie cose — e lo rimarra per sempre. Va al di la della moda, come Vermeer di Delft. Millet, lo detestavo. I suoi contadini sentimentali mi facevano venire in mente attori travestiti da paesani. Le mie simpatie anda-vano a Diaz. Lui rimaneva alia mia portata (...). In Diaz, spesso si sente l'odore del fungo, della foglia marcita e del muschio». Gli elogi che Renoir faceva di Corot erano sincerissimi, tanto che non oso vvicinare il grande paesaggista, imbarazzato dalla presenza dei pittori mediocri e adulator! che lo circondavano. Anche Monet si tenne in disparte e fu lo stesso Corot che ando a trovarlo Chailly, quando questi ebbe un incidente durante restate del 1865. Soltanto Pissarro strinse con lui rapporti di amicizia.

800.000 franchi per «L'Angelus»

Come Renoir, anche gli altri impressionisti rimasero insensibili all'arte di Millet, tanto piu che non era una persona piacevole. Millet, che si era stabilito al centro del piccolo paese, era un solitario, con un carattere difficile, freddo e brontolone. Rimasto contadino, si trovava bene soltanto tra i contadini. Come loro amava la terra e, se incontrava un coltivatore in un campo, gli capitava di levargli di mano la zappa o la faice mettersi a lavorare, tanto per scaricarsi un po'. Lui stesso curava il suo orto per produrre i legumi necessari

alia sua famiglia di nove figli. Nonostante una invidiabile notorieta, non era ricco, perche i suoi quadri si vendevano difficilmente. L'Angelus, dipinto nel 1857, fu pagato 1.000 franchi dal collezionista Papeleu.

Trentadue anni dopo Alfred Chauchard, comproprietario dei «Magasins du Louvre», lo ricomperava per 800.000 franchi da un collezionista americano, che ne era il proprietario del momento. Personaggio di una vanita grandiosa, Chauchard aveva voluto fare un gesto di clamoroso patriottismo, riportando in Francia un capolavoro famoso quanto la Gioconda.

Sebbene poco socievole e disponibile. Millet la sera riceveva i pittori resident! come lui a Barbizon.

Mentre sua moglie, una ex donna di servizio, rattoppava la biancheria di famiglia alia luce della vecchia lampada a olio, gli invitati chiacchieravano pacificamente, fumando la pipa nelFangolo deU'antro dove crepitava un fuoco di fascine.

La locanda Ganne

Oltre ai pittori resident! nel villaggio come Charles Jacque che, non riuscendo a vendere i suoi quadri, coltivava asparagi per soprawivere, vi si incontravano pittori che soggiornavano li per periodi piu o meno lunghi, sia presso gli abitanti, sia nell'unica locanda del luogo. Questa piccolissima locanda, con un ramo di pino appeso come insegna sulla porta, serviva anche da sala da fumo, bar e negozio dove gli abitanti andavano a rifornirsi di sale, zucchero, caffe, sapone e altri generi indispensabili. Era una costruzione in miniatura: un'unica stanza, impestata dall'odore di salamoia e di vinaccia dove Ie galline becchettavano Ie briciole di pane cadute dalla tavola comune. In un angolo, un letto protetto da tende di saia verde, dove dormivano i coniugi Ganne. II fatto non dava fastidio a nessuno: primi ad alzarsi, ultimi a coricarsi, ai loro pensionati gli albergatori sembravano sempre in piedi. I Goncourt hanno lasciato del luogo, che e diventato una tappa dei circuiti turistici, una descrizione plena di riser-ve. E vero che, abituati alle doici comodita del loro appartamento di scapoli sibariti, erano rimasti disgustati dalla trascuratezza della locanda: «...la monotonia delle frittate. Ie macchie sulla tovaglia, la forchetta di stagno che sporca le dita». La mobilia era delle piu semplici: qualche tavola e qualche panca, una credenza su cui posavano zuppiere di ceramica bianca... Unici elementi gradevoli, il fuoco sempre acceso nel camino su cui si arrostiva il pollame, e i quadri messi alia rinfusa sulle pareti o sulle ante degli armadi a muro, che, con una nota artistica inaspettata, toglievano al luogo parte del suo carattere quasi sordido.

Da principio, al primo piano c'erano solo due stanze con diversi letti. S'immagini il tanfo che poteva esservi la mattina in queste camerate dove si ammassavano uomini che non si lavavano mat! In seguito, avendo gli artisti preso 1'abitudine di portare con se Ie proprie compagne, i locandieri sistemarono qualche cameretta per Ie coppie nel padiglione situato in fondo all'orto. Secondo i Goncourt, Ie stanze erano pulite e ammobiliate con qualche bel mobile Luigi Filippo, ricoperto di tessuto grigio.

Se il vitto era banale e monotono, in compenso era a buon mercato, essendo la pensione di soli 2 franchi e 50, compreso «il diritto alia candela». II vecchio Ganne, iin'ex guardia forestale che aveva barattato la sua feluca con il feltro dell'imbrattatele, aveva una fiducia molto limitata nella solvibilita dei suoi clienti, e li costringeva a consegnare il denaro quando arrivavano, anche a costo di dover fornir loro il tabacco per la pipa. Originale e un po' svitato, stabiliva la retta secondo il tipo di cliente. La pensione poteva arrivare fino a 4 franchi se si trattava di un borghese. Ora i borghesi, attirati dal desiderio di bazzicare gli artisti e respirare l'aria della foresta, in estate si facevano sempre piu numerosi. Tanto che fu necessario ingrandirsi e trasferire la locanda in una costruzione piu vasta, ai confini del villaggio, pomposamente battezzata Villa des Arts. In seguito, I'Hotel Siron venne ad assorbi-re la clientela in eccedenza, e divento celebre dal giorno in cui Napoleone III, che vi si era fermato durante una passeggiata nella foresta, compero diversi quadri dei pittori ospiti dell'albergo.

I giorni e le notti di Barbizon

La vita degli artisti era al tempo stesso austera e gaia: si lavorava molto a Barbizon, contrariamente a quanto insinua Taine in Thomas Graindorge. In piedi all'alba, nell'ora in cui i vaccari del paese radunavano il bestiame per condurio al pascolo, i pittori, dopo sommarie abluzioni in un secchio sulla vera del pozzo — quasi tutti avevano la barba, donde la canzonetta:

Les peintres de Barbizon
Ont des barbes de bison !
Ah ! grands dieux, quel'barbe y'zont
Les peintres de Barbizon.

si dirigevano, portando una consistente colazione una fiaschetta di vino, il bagaglio sulla schiena con il parasole di traverso, verso il punto che avevano scoperto talvolta a parecchi chilometri di distanza.

Ritornavano nel villaggio al tramonto, stremati, e a pancia vuota. «ll paesaggio e uno sport» osservava allegramente Renoir. Dopo nuove abluzioni, altrettanto sommarie di quelle del mattino, i pittori pulivano i loro pennelli, poi anda-vano a sedersi sui banchi di pietra che fiancheggiavano l'ingresso della locanda e si godevano un felice momento di distensione in attesa della cena. Con calma discutevano i loro problemi della giornata e quelli del giorno dopo.

Quando l'ultimo pensionante era rientrato, Louise, la domestica della locanda, portava una minestra, dove galleggiavano grosse fette di pane raffermo, servita nelle grandi ciotole di maiolica bianca che di giorno adornavano la credenza. «Levati i cappelli», scrivono i Goncourt, «i pittori spiegavano a casaccio i grandi tovaglioli di tela gialla fatta in casa, legavano con delle corde i cani alle gambe delle sedie, e dalle scodelle cominciava a levarsi un formidabile rumore di cucchiai. La pagnotta posta sopra il pianoforte veniva passata, e ognuno se ne tagliava una fetta. II vinello spumeggiava net bicchieri. Ie forchette tintinnavano sui vassoi, i piatti giravano, i coltelli battevano sulla tavola, per domandare un supplemento (...); Ie bottiglie vuote erano sostituite, a catena, da quelle piene, mentre i cani, che sfrontatamente mettevano il muso nella salsa dei padroni, erano richiamati all'ordine con colpi di tovagliolo. Sui piatti scrosciavano risate. Una viva allegria di gioventu, una gioia da refettorio di ragazzoni, emanava da tutti questi appetiti di uomini, stimolati dall'aria tonificante di una intera giornata passata nella foresta». Alle nove dormivano tutti. Ormai si sentivano soltanto i cani abbaiare rispondendosi da un punto all'altro della pianura, qualche muggito di vacca, e il russare dei pittori, sfiniti dalla stanchezza.

Feste e scherzi

Lavoro ma anche gioia, gioia infantile durante Ie feste del villaggio a cut prendevano parte i pittori. Alcuni decoravano la facciata del municipio, altri so-stituivano Ie burle da studio alle storielle piccanti dei contadini. Varie volte Corot fu 1'organizzatore di questi divertimenti. Molto allegro e pieno di vitalita, svegliava tutta la locanda all'alba, cantando a squarciagola Ie canzoni della sua giovinezza sotto la Restaurazione. Per il matrimonio della figlia dei Ganne, fu il piu allegro della festa: organizzo una sfilata con lampioncini, diresse il gioco dei birilli e trascino i ballerini in una danza delle bottiglie. Questa consisteva nel ballare la farandola tra bottiglie poste sui pavimento come birilli, senza rovesciarne alcuna.

I borghesi erano i bersagli preferiti delle burle dei pittori, e i Goncourt riferiscono qualche gustoso esempio di scherzi combinati da Anatole, un pittore fallito, uno dei personaggi principali del loro romanzo. Barye e Carpeaux furono Ie vittime di questi giochi. Barye, vestito da «borghese», era stato scambiato per un possidente che aveva •marrito la strada a Barbizon, e questo aveva pro-vocato un'esplosione di lazzi. Bonario, lui ascoltava senza batter ciglio, e con aria indifferente aspettava il suo momento; momento che giunse quando vennero a dirgli che Theodore Rousseau lo aspettava. Nel sentire il suo nome, i burloni rimasero confusi... Quanto a Carpeaux, che si vestiva in modo vistoso e aveva Ie dita cariche di anelli, fu semplicemente scambiato per un informatore della polizia, e per poco non venne cacciato dalla locanda. Per questi giovani, conformisti dell'anticonformisnio non esistevano pittori senza i capelli lunghi, la barba e un abbigliamento bizzarro, un misto tra il bohemien e il contadinesco.

Dove dormire: P'tit Angelus
Il fascino della Signora Nathalie si riflette ampiamente sulla conduzione della struttura ricettiva. La capacità di accogliere gli ospiti nella sua casa è dovuta ad una esperienza globale fatta anche di lunghe esperienze all'estero. Camere arredate in maniera raffinata, bagni con impianti doccia da sogno, letti comodi e ampi, wifi. E poi una colazione impeccabile preparata con passione e se avrete l'accortezza di scendere un po' prima dell'orario concordato avrete il piacere di una amabile conversazione con la padrona di casa. Barbizon non è più solo la "Locanda Ganne".

La Locanda Ganne
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