Un Coin du Salon en 1880
Dantan
Un Coin du Salon en 1880
1880, Museo d'Orsay, Parigi

il Salon


La consacrazione ufficiale per un giovane allievo è l'ammissione al Salon, se non l'unica, la più solida possibilità di trovare acquirenti per le loro opere. Anche il Salon è stato ideato da Colbert nel 1667; il suo nome deriva dal Salon Carré del Louvre, dove venivano esposti i lavori degli allievi più meritevoli dell'Académie. Con la Rivoluzione francese, l'accesso al Salon viene aperto a tutti ed è creata una giuria che seleziona i lavori proposti. Fino al 1833 è organizzata ogni due anni; dal 1833, con Luigi Filippo, ha cadenza annuale, a eccezione del periodo tra il 1852 e il 1863, in cui si torna alla cadenza biennale. Il numero delle opere esposte varia di anno in anno, dalle tre alle quattromila tele, il più vasto e importante mercato dell'arte contemporanea mondiale. Il pubblico accorre numeroso da tutta la Francia e dall'estero, nte di quattromila, visitatori al giorno, che pagano un biglietto di circa un franco. Oltre al catalogo sono in vendita riproduzioni di quasi opere presentate, così da dare loro la più ampia diffusione possibile. La stampa dà grande risalto alle varie edizioni, con numerosi interventi di critici e di e scrittori famosi, tra i quali Charles Baudelaire, Emile Zola, Alexandre Dumas, Théophile Gautier e i fratelli Edmond e Jules e Goncourt. Tra le pubblicazioni di quei decenni spicca "Le Charivari", una rivista satirica fondata nel 1832 da Charles Philipon (1800-62). Sulle sue pagine vengono pubblicate le illustrazioni di Honoré Daumier, di Grandville, le caricature al vetriolo di Cham - pseudonimo di Amédée de Noè (1819-79) - e gli articoli, spesso polemici, di Louis Leroy, colui che nome agli impressionisti. Essere tra i premiati al Salon rappresenta quindi un vero e proprio riconoscimento ufficiale: vuol dire conquistare o rafforzare la propria fama, avere maggiori probabilità di trovare acquirenti o di ricevere commissioni da parte dei funzionari dello Stato per le decorazioni di monumenti, teatri, università, tribunali e chiese. Ancor più fortunati sono coloro le cui opere sono scelte e acquistate dagli incaricati del ministero delle Belle Arti per essere collocate negli edifici pubblici o addirittura al Musèe du Luxermbourg, la sezione del Louvre dedicata agli artisti viventi. Con il crescere del munero delle opere presentate alla selezione e dell'importanza dei premi assegnati, il potere della ga aumenta sempre più, scatenando polemiche e rivalità molto accese, a cui si cerca di porre almeno un parziale rimedio modificando, nel corso degli anni, il numero dei membri e i criteri con cui vengono scelti. In generale, però, per tutta la prima metà del secolo, l'orientamento dei giurati rimane rigidamente conservatore, tanto da ignorare volutamente le correnti o gli artisti più innovatori.

Quadri accettati al Salon:
1863: Renoir (Esmeralda).
1863 (Salon des Refusés): Manet (Dejeuner sur l'Herbe), Whistler (Sinfonia in bianco), Cézanne, Pissarro.
1865: Manet (Olympia), Bazille, Monet, Renoir, Sisley, Pissarro.
1866: Monet (La strada per Chailly, Camille con il vestito verde).

Salon 1863
Salon 1863
Salon 1865
Salon 1865
Salon 1866
Salon 1866
Un Coin du Salon en 1880
Dantan
Un Coin du Salon en 1880
1880, Museo d'Orsay, Parigi