galleristi

Ambroise Vollard



II nome di Vollard è legato alia storia dei principali movimenti dell'arte moderna, ed in modo particolare a quella di Cezanne, di cui ebbe l'ardire di rivelare l'opera. Che personaggio! Che eroe da opera buffa questo creolo pesante, dall'aria costantemente addormentata, proveniente dalla numerosa prole di un notaio dell'isola di Reunion. Sbarcato in Francia per compiere studi di legge destinati ad assicurargli la successione del padre, trascuro le lezioni — il che non gli impedi di conseguire la laurea — per bi-ghellonare lungo i quais, in cerca di anticaglie tra Ie bancarelle dei librai. Si procurava cosi un po' di argent de poche, e poi, quando per il suo rifiuto di tornare a Reunion suo padre gli ebbe tagliato i viveri, questo piccolo commercio gli permise di sopravvivere. I suoi guadagni erano esigui ma essendo un uomo privo di bisogni, era capace di sostentarsi per varie settimane nutrendosi con gallette da marinaio. Come un cane da caccia che fiuta l'odore della selvaggina era istintivamente attratto dai disegni di alta qualita. Non aveva conoscenze ma l'istinto non lo ingannava mai.

Dopo un periodo di apprendistato presso un mercante di quadri e di oggetti artistici, apri una botteguccia in rue Laffitte al numero 59. In seguito ne avrebbe avute altre tre una dopo l'altra, nella stessa strada, diventata un vero suk della pittura nell'ultimo quarto di secolo. Senza dubbio Vollard avrebbe venduto tele di Meissonier, Detaille e Carolus-Duran, se ne avesse avuto i mezzi, ma i prezzi che queste prime donne dell'arte pretendevano erano troppo aiti per lui. Cosi Vollard ripiegò sugli unici pittori abbordabili: gli impressionisti. Pissarro, creolo anche lui ma delle Antille, gli aveva presentato Claude Monet e Sisley, i quali a loro volta gli consigliarono d'interessarsi a Cezanne, l'unico del gruppo che non aveva mai avuto una mostra personale.

Vollard, che per tutta la vita aveva saputo accettare i suggerimenti degli artisti, comincio comperando qualche quadro del pittore di Aix dai pochi mercanti che ne possedevano, poi all'asta Tanguy.

Nel 1895, dopo una lunga ricerca — Cezanne si era sempre trasferito, quando l'altro scopriva il suo ultimo indirizzo — riusci a mettersi in contatto con Cezanne per mezzo di suo figlio che abitava a Parigi, e a ottenere l'invio di quadri destinati ad allestire un'esposizione. Cezanne, che non credeva piu al successo e viveva ritirato ad Aix, gli sped! centocinquanta quadri, arrotolati in un unico grosso cilindro avvolto in tela cerata. II tutto come un normale collo per ferrovia! Se si pensa ai miliardi che questo fagotto rappresenterebbe oggi!

La mostra fu un vero e proprio avvenimento giacche Cezanne era stato totalmente dimenticato! I critici che negli anni Settanta 'avevano subissato di sarcasmi, lo ri-scoprirono per parlare con delizia di «atrocita a gogo»!... Non tutti, pero: una nuova generazione di critici, piu colti e meno asserviti all'Institut, era apparsa alia ribalta. Nuovi collezionisti quali August Pellerin, un grande industriale alimentare, che avrebbe poi posseduto piu di cento Cezanne, erano pronti a interessarsi del pittore trascurato.

Alcuni giovani pittori Camoin, Emile Bernard, Maurice Denis — furono entusiasti dell'opera del pittore solitario. E improvvisamente Cezanne fu considerate come il piu grande degli impressionisti e più ancora il precursore della pittura dell'avvenire.

Sul piano materiale il risultato dell'esposizione non ando di part passo con il suo successo. I principali compratori furono i vecchi amici di Cezanne: Monet, Renoir, Degas e Pissarro, il quale, pur non essendo affatto ricco, voile dimostrare la propria stima al compagno del perio-do di Pontoise e di Auvers. Vollard dovette accontentarsi di vendere a prezzi bassi. Net suoi ricordi rammenta una deliziosa natura morta con un vasetto di marmellata che vendette per 10 franchi. Ma la macchina era stata messa in moto, e a partire da quel momento l'importanza di Cezanne non fece che aumentare.

A dispetto dei modesti risultati della mostra, anche Vollard era ormai lanciato. Lo consideravano il mercante dell'avanguardia; net venticinque anni successivi sarebbe stato lui a esporre Ie opere della maggior parte dei pittori che hanno fatto 1'arte del nostro tempo: Van Gogh, Bonnard, Rouault, Matisse, Derain, Vlaminck, Braque, Picasso, Chagall...

Prudente, mentre faceva conoscere pittori sconosciuti seguitava a vendere quadri di artisti come Degas e Renoir che rappresentavano valori sicuri. Fino al 1906 conserve rapporti con Cezanne, contendendo Ie sue opere ai Durand-Ruel e ai Bernheim che si erano svegliati un po' tar-di, ma disponevano di capitali importanti.

La fortuna vien dormendo

Ambroise Vollard, lo stupefacente personaggio dalla faccia di orangutan, con la sua malattia del sonno e le sue buffonate, e stato descritto spesso e minuziosamente. Sebbene sia stato il piu gran mercante di arte moderna, la sua vocazione non era quella di vendere quadri ma di pubblicare libri di gran lusso. In questa ultima attivita avrebbe dato alle stampe alcuni dei libri piu belli del XX secolo, facendo illustrare

Parallelement e Daphnis et Chloe da Bonnard, La maison Tellier da Degas, La tentation de saint Antoine da Odilon Redon, Le chef-d'oeuvre inconnu da Picasso... che sono capolavori dell'editoria francese.

Posseduto da un'insaziabile bulimia artistica, era in-- differente alle contingenze materiali della vita. In rue Laffitte organizzava pranzi creoli nella sua cantina, e quando ebbe un vasto palazzo tutto per se in rue de Martignac, ne occupo soltanto due stanze: una camera e la sala da pranzo. Tutti gli altri locali erano pieni di quadri, ammassati gli uni contro gli altri. II suo unico lusso era il letto scolpito da Gauguin nel quale dormiva: un capolavoro, ma di una scomodita unica.

II suo spirito era sconcertante. Quando gli domanda-vano che cosa 1'avesse colpito di piu al suo arrive in Francia, rispondeva: «Il filo per tagliare il burro». Ed era vero. II burro che si consumava a Reunion arrivava in scatola, e Vollard non aveva.mai visto i panetti che si vendevano tagliandoli con un filo.

Curioso, pettegolo, sempre a caccia di maldicenze, ha lasciato ricordi gustosi, non molto esatti e sempre caratterizzati dall'ironia, che danno di lui un quadro complete. Come nessun altro sapeva recitare la parte dello sciocco, ponendo domande in apparenza idiote a Renoir per esempio: «Mi dica, signor Renoir, perchè la torre Eiffel e stata costruita in ferro, e non in pietra come la torra di Pisa?»... Non riceveva risposta, e si riaddormentava. Dieci minuti dopo, aprendo un occhio, riprendeva: «Mi dica, signor Renoir, perche non ci sono corride in Svizzera?... con Ie vacche che hanno!...». E via di seguito.

Gliene dicevano di tutti i color! ma il furbacchione, approfittando dell'atmosf era di distensione creata dalle sue assurdita, arrivava al suo scopo: ottenere il quadro che desiderava. Sebbene Rouault avesse esclamato: «Vollard e un reprobo! Vollard e un vampiro!», il creolo era duro in affari ma perfettamente onesto: la sua parola aveva il valo-re di un contratto. Quando mori, nel luglio del 1939, in uno stupido incidente stradale, Picasso, che da buon spagnolo aveva orrore della morte, ritorno da Antibes dove trascorreva Ie vacanze per assistere ai suoi funerali. In. questa circostanza Andre Suares scrisse a Rouault: «Le sue collere e i suoi rancori, caro Rouault, devono essere spazzati via da questo vento funebre. Ora che Vollard, quale sia stato, e scomparso, ci si accorgera che nonostante tutto e stato unico nel suo genere».