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Georges Clemenceau

Vandea, 28 settembre 1841 - Parigi, 24 novembre 1929

Politico e giornalista francese

Georges Clemenceau nasce nella conservatrice Vandea (Francia), il 28 settembre 1841, da una famiglia solidamente repubblicana (il padre aveva preso parte ai moti del 1848). Ancora studente pubblicò due giornali di orientamento radicale e incorse nella repressione del governo ultraconservatore di Napoleone III, scontando qualche settimana in carcere.

Laureatosi in medicina nel 1865, soggiornò per quattro anni negli Stati Uniti. Fu molto impressionato dalle istituzioni americane e la sua visione repubblicana della politica ne sarebbe uscita rafforzata e radicalizzata.

Ritornato in Francia, diventò sindaco di Montmartre nel 1870, iniziando così la propria carriera politica. Entrato nell'Assemblea Nazionale nel 1870 si oppose con forza alle condizioni di pace imposte dalla Germania al termine della guerra franco-prussiana. Come molti politici francesi dell'epoca avrebbe nutrito per tutta la propria carriera un odio inveterato per i tedeschi in seguito all'umiliazione militare del 1871.

La sua decisione gli guadagnò il soprannome di "Tigre" e gli garantì la leadership del partito radicale, fortemente legato all' estrema sinistra. Apprezzato giornalista e spietato critico politico, fondò nel 1880 il giornale "la Justice". Attraverso le pagine di questo giornale si sarebbe difeso dall'accusa di corruzione nell'affare di Panama (1893) e avrebbe condotto una campagna contro l'antisemitismo e in favore di Alfred Dreyfus (1898).

Nel 1906, in qualità di ministro dell'Interno, ordinò la repressione violenta di uno sciopero di minatori a Pas de Calais, alienandosi il partito socialista di Juan Juares. Nello stesso anno diventava primo ministro, operando una decisa svolta politica verso il nazionalismo e il centralismo statale, in costante opposizione a socialisti e sindacati. Contribui’ all'avvicinamento francese all' Inghilterra e alla radicalizzazione dello scontro con la Germania, frequente bersaglio dei sui attacchi. Il suo mandato non durò che fino al 1909, quando fu sostituito da Aristide Briand.

Allo scoppio della prima guerra mondiale si oppose decisamente al comando militare di Joseph Joffre, sostenendo invece Ferdinand Foch. Fervente militarista, si oppose a qualsiasi ipotesi di mediazione diplomatica, arrivando accusare di pacifismo l'allora ministro degli Interni Louis Malvy. Diventato di nuovo primo ministro e ministro della guerra nel 1917, non tardò a tradurre in pratica le proprie visioni politiche e tattiche: Louis Malvy fu arrestato per tradimento e Ferdinand Foch messo a capo dell'esercito interalleato, nel 1918.

Il suo risentimento verso la Germania non si fermò con la sconfitta di quest’ultima nel novembre 1918. Alla Conferenza di Parigi del 1919 pretese che la Germania venisse messa in ginocchio sia politicamente che economicamente, con la imposizione di forti compensazioni di guerra e l'occupazione militare del Reno. Per queste sue posizioni si trovò in forte contrasto ideologico con Woodrow Wilson e con la delegazione americana (vedi citazione a lato).

Sconfitto nella corsa alla Presidenza della Repubblica Francese nel 1920, si ritirò dalla vita politica. Scrisse due libri di memorie: "La Grandezza e la Miseria della Vittoria" (in cui predisse che si sarebbe stato un altro scontro con la Germania) e "Nella sera del mio pensiero" (1929).

Morì a Parigi il 24 novembre 1929.