La Vie Moderne  
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Renoir si presenta alle cinque, e viene accolto dal domestico con deferenza. Lo invita a seguirlo e dopo una piccola serra, lo introduce in un salottino e lo fa sprofondare in una grande poltrona. Renoir attende. E Wagner appare. Scrive Renoir: «È il Maestro, con il vestito di velluto dalle grandi maniche foderate di raso nero. È bellissimo e amabilissimo e mi porge la mano, m' invita a stare seduto e allora comincia una conversazione pazzesca, frammista di hi! e di oh! metà francese, metà tedesco con desinenze gutturali. Sono ben gontento. Ah! Oh! E un suono gutturale».

La lettera è davvero esilarante: «Lei viene da Parigi! No, vengo da Napoli e gli racconto la perdita della lettera, cosa che lo fa molto ridere. Parliamo di tutto. Quando dico "noi", non ho fatto che ripetere: Caro Maestro, senz' altro, Caro Maestro e mi alzavo per andarmene, allora mi prendeva le mani ricacciandomi nella poltrona. Aspeddi ancora un boco, mia moglie ora fienee il buon Lescoux gome va ?». Finalmente arriva Cosima che pronuncia male il nome di de Brayer e prontamente Renoir, con grande sconcerto della Cosima, dice di non conoscerlo affatto. Ma subito capisce l' equivoco e per chiarire che non millanta credito fa l' imitazione di Lescoux. Insomma, meglio di Feydeau. Parlano della prima parigina del "Tannhäuser".

Commenta Renoir: «Quante assurdità avrò detto! Finivo col cuocere, essendo ubriaco e rosso come un gallo ... Detesta gli ebrei tedeschi e tra l' altro Wolff. Ha demolito Meyerbeer». Però avviene il miracolo e Wagner accetta di posare per lui: «Lei sa- dice- bisognerà essere indulgente, ma farò quel che potrò, se non durerà a lungo non sarà colpa mia». L' indomani 15 gennaio 1882 a mezzogiorno Renoir si presenta e fa il ritratto: «Wagner è stato molto allegro, ma nervosissimo e rimpiangevo di non essere Ingres.

Per farla breve, ho sfruttato bene il mio tempo, credo 35 minuti, non sono molti, ma se mi fossi fermato prima, il ritratto veniva bellissimo perché il mio modello alla fine perdeva un po' di allegria e diventava rigido. Ho seguito troppo i cambiamenti .... Alla fine Wagner ha chiesto di vedere ed ha detto: Ah! Ah! Assomiglio ad un pastore protestante, il che è vero. Insomma ero molto felice di non avere fatto troppo fiasco: esiste un piccolo ricordo di quella testa stupenda». Così Renoir che del volto di Wagner ci vuole restituire ammaliato la fluidità dell' allegria, una volta finito il "Parsifal".